Abbiamo certi miracoli noi in Italia che gli
stranieri non se l'immaginano nemmeno.
Ne accadono di continuo e in un anno se ne accumulano
migliaia. Madonne che piangono sangue o olio extravergine d'oliva, quadri sacri
che trasudano, poveri cristi che saltano dalle sedie a rotelle come fossero
ranocchi, per lasciarle per sempre.
Immagino che in cielo ci sia una specie d'ufficio
che riceve le richieste che arrivano dall'Italia, e che le cataloghi e le smisti
ai destinatari i quali, letteralmente sommersi, intervengono ora qua ora là,
senza un criterio preciso, a seconda del ghiribizzo del momento.
Non parliamo poi dei "mali incurabili".
In Italia la percentuale di guarigione dai tumori è superiore a qualsiasi altro
paese del mondo perché alle guarigioni dovute alle cure mediche si sommano
quelle dovute ai santi, ai patroni, ai beati, ai semibeati e ai quasi semibeati
sulla via della santità.
Abbiamo miracoli una tantum e miracoli che si
ripetono a scadenze regolari come lo scioglimento del sangue di San Gennaro.
Ognuno di questi miracoli è documentato dalla TV
e dai giornali che danno ad essi ampio risalto e intervistano strani personaggi
denominati esperti che di solito dicono un'unica frase, con la più incredibile
faccia tosta del mondo: la scienza non riesce a spiegare questi fenomeni.
Loro invece ci riescono, ora attribuendo la
guarigione a un santo, ora a un altro, quando non scomodano qualcuno di più in
alto ancora.
E poi ci sono le altre religioni che si sono
rafforzate e da un po' sfornano miracoli anche nel nostro Paese.
Una quindicina d'anni fa a Siena, dove abito, ci
fu una specie di scisma. Un tizio, che in passato era stato uno dei capi della
tifoseria locale, dichiarò di essere San Pietro e fondò una Chiesa cui aderì
un sacerdote e un numero di fedeli davvero cospicuo.
Nel giro di poco tempo sfornò miracoli a
ripetizione. Era facile incontrare per strada senesi che dicevano di essere
stati miracolati e alla sue messe c'era una folla enorme, i giornali di allora
ne sono testimoni.
Il vescovo di Siena si rivolse al braccio secolare e, mi pare, il luogo di
culto fu abbattuta con le ruspe. Il sant'uomo fu costretto ad emigrare dalle
parti di Arezzo. Qualche anno dopo si venne a sapere che che B*** era morto e la
cosa finì lì.