Fabio Lotti


Fabio Lotti in una foto recente

Fabio Lotti nasce a Poggibonsi, provincia di Siena, il 1 maggio 1946. Corso di studi regolare con Laurea in Materie Letterarie conseguita attraverso una tesi di storia moderna sulla vita economica di Siena dopo la caduta  della repubblica (1555) sotto la guida del noto storico fiorentino Giorgio Spini che gli apre la via all’insegnamento. Conosce gli scacchi piuttosto tardi, più precisamente nel 1972 durante il memorabile incontro Spassky-Fischer, e subito si iscrive all’A.S.I.G.C. l’Associazione scacchistica italiana del gioco per corrispondenza. In breve tempo riesce a conseguire la norma di Maestro, partecipa a diverse finali nazionali piazzandosi sempre decorosamente. Viene anche inserito nella squadra nazionale A con la quale vince la 5° Coppa Latina. Le sue partite, in special modo i Dragoni della Siciliana con il Nero, vedono la luce sulle migliori pubblicazioni nazionali e internazionali. Appassionato di teoria inizia presto la collaborazione con riviste specializzate come “Due Alfieri”, “Telescacco”, “Scacco!” fino ad approdare alle prestigiose “L’Italia Scacchistica” e “Torre e Cavallo Scacco!”. Inizia anche la pubblicazione  di testi teorici: “Il Dragone Italiano”- “Varianti per vincere”- “Gambetti per vincere”- “Guida pratica alle aperture” editi il primo dall’A.S.I.G.C. e gli altri dalla Mursia di Milano. Per ultimi arrivano “Sacrifici tattico-strategici nella Siciliana”, “Partita a scacchi con il morto” e "Chi ha ucciso il campione del mondo?", scritti in collaborazione con il Maestro Mario Leoncini e pubblicati dalla nostra casa editrice. Superata la metà degli anni novanta inizia a giocare anche a tavolino ottenendo la promozione a Candidato Maestro.

Vorace divoratore di libri è curioso di tutto e di tutti, i suoi interessi spaziano dalla storia all’arte, dalla letteratura al giallo e, naturalmente, agli scacchi ed ai loro formidabili protagonisti sui quali scrive gustosi “Profili” pubblicati su “L’Italia Scacchistica”. Dotato di una ironia dissacratoria tipicamente toscana prende talora di mira gli aspetti più caratteristici del mondo scacchistico e dei suoi abituali frequentatori, se stesso compreso, mettendone in luce i loro tic e le loro manie.

 

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